| Cenni Storici |
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Pagina 1 di 4 NASCITA DELLA BORGATA DI SANT’ANTUONO Negli anni che seguono la catastrofica eruzione del Vesuvio del 79 d.c. e fino al Mille non si ha notizia di insediamenti stabili nel territorio pianeggiante di Lettere. La pianura si presenta in gran parte impaludata ed acquitrinosa e non offre condizioni favorevoli di vita. In documenti del IX secolo, attinenti alla nostra zona, si hanno scarsi riferimenti a case sparse e coltivazioni di appezzamenti di terra intorno alle paludi. Dopo l’anno Mille però abbiamo numerosi documenti che attestano coltivazioni di terre nelle fasce pedemontane sotto il Castello di Lettere. Proprio in questa zona nascono le prime abitazioni stabili costruite da impianti a corte con ambienti padronali e servili con comodità annesse, come i cellai dove troneggia il torchio e la macina e le stalle per animali. Si forma insomma un agglomerato organico di vita e di servizi autonomo, con produzione di prodotti legati all’agricoltura e l’allevamento del bestiame. Queste ultime attività determinano la primordiale forma di economia della zona. Sono proprio le masserie che nel loro insieme danno vita ai primi insediamenti in zona, ponendo le basi alla nascita della borgata di S.Antuono. In località Monte o Monaci, in una conca valliva che degrada dolcemente verso la piana, già nel XII secolo è presente un complesso abitativo provvisto di quattro torri ai lati, avamposto difensivo di Amalfi, poi appartenuto alle famiglie feudatarie dei Lettere, quindi dei Filangieri, ed infine posseduto dai Monaci della Certosa – Grangia di S. Giacomo di Pizzauto. Le opere di bonifica ordinate nella pianura dal Re di Napoli Carlo I° d’Angiò nel XIII secolo apportarono miglioramenti al territorio con canalizzazione delle acque di scolo in fossi e rivi. Così la terra viene coltivata con nuove prospettive di guadagno. Sorgono le prime abitazioni sulla fascia precollinare e lungo l’asse viario che da Nocera per Angri porta a Castellammare di Stabia. Con esse nasce la necessità di un luogo di culto dove espletare le più elementari esigenze spirituali. Si realizza quindi la cappella dedicata al Santo della Tebaide in locali preesistenti sulla strada Nocera – Stabia. Sorgono così altre fattorie, nuove masserie sono erette nella zona alta della piana, come la masseria Piccola dislocata a monte sotto il colle Pianillo, con costruzione di fabbriche imponenti disposte a pianta quadrata con area scoperta al centro, con annessi fondi pianeggianti e selvosi. Nasce nello stesso periodo più a valle in zona occidentale dell’attuale territorio abatese, nei pressi della cappella rurale di Sant’Antuono, la masseria Grande, un complesso imponente disposto sulla strada provinciale, composto da un corpo di fabbrica unitario, massiccio con volte a crociera e con case di dipendenza, con possedimenti che giungono fino a Casoni della Marna. Sorge la masseria di casa d’Aponte, in località Pizzauto presso il passo d’Angri, oggi dei signori Granata. In località Paradiso in via Teilliti viene eretta un’altra masseria dotata di molte moggia di terra ad opera nel nobile letterese cavaliere Salerno, finita nel secolo scorso ai marchesi Verusio, che la ampliano con acquisto di nuovi terreni siti al di sotto del Cottimo. Sempre in via Teilliti nasce la masseria sei signori Fattorosi, con abitazioni signorili e vasto territorio posto sotto lo strapiombo del Castello di Lettere, luogo preferito per ozi di caccia e di ristoro. Sotto di essa si erige la masseria detta del Cottimo Inferiore, in tempi recenti masseria Chierchia, con vasti possedimenti e con accesso da una stradina che si diparte dalla Provinciale, oggi a sinistra del civico Cimitero. In località Pontone, s’innalza nel XVI secolo la masseria di casa Rocco. In località casa Massenzio si trova tuttora una masseria con abitazione che conserva nella scala di accesso al piano superiore e al tetto influssi di arte gotica con volte a crociera. Nelle dette masserie pullula la vita della borgata con coltivazioni intensive dei fondi annessi da parte di operai “bracciali” che scendono da Lettere e dai paesi limitrofi di buon mattino, risalendo le proprie abitazioni al calare del sole. Altri bracciali, si fermano in pianta stabile per periodi più o meno lunghi nelle masserie in locali adattati in promiscuità, mutuando un pagliericcio esistente sul tavolato delle stalle o sfruttando angoli liberi dei cellai. Sono i primi pionieri della nascente borgata, quelli che con il loro lavoro di un’intera esistenza riescono a realizzare abitazioni povere. Giungendo al XVIII secolo si possono incontrare abitazioni pluricellulari, una accosto all’altra, spesso con scala comune che dà accesso a varie camere appartenenti a famiglie diverse. Si tratta sempre di complessi abitativi poveri, con servizi annessi comuni a più famiglie: il pozzo, il lavatoio, l’aia. Le dette abitazioni si allineano in gran parte lungo gli assi viari principali, ma anche nei poderi ormai spezzettati. Nel secolo decimo sesto si assiste a tentativi di bonifica della zona valliva impaludata appartenente al demanio dell’Università di Lettere. Questi tentativi attuati da cittadini lettere sei e stranieri si inquadrano in grossi progetti di sfruttamento della intera zona con impianti di allevamento bufale e nel periodo primaverile ed estivo con semina di foraggi e cereali da utilizzare sia per gli animali, che per soddisfare i bisogni primari di una popolazione in aumento. Alla fine del XVI si attesta la costruzione di fabbriche poi definite Casarielli, in zona Marina o Margina, giammai ultimati per il repentino decesso del direttore dei lavori ing. Vincenzo Avenatri. Ma essi sono certamente utilizzati in prosieguo di tempo per la lavorazione delle derrate e come luogo di conservazione dei prodotti agricoli. Caduti presto in disuso, divengono oggetto di elucubrazioni fantasiose da parte del popolo, che vi ambienta favole e fiabe tristi, raccontate dai nonni ai nipoti con sempre nuovo spirito di inventiva. In documenti successivi i Casarielli o Casoni della Marina sono riportati quale punto di riferimento per individuare appezzamenti di terreno esistenti in una zona acquitrinosa. A partire dal XVII secolo sorgono nuove costruzioni rurali nella fascia pedemontana, lungo la strada che da Angri mena a Castellammare di Stabia. In prosieguo di tempo altre abitazioni vengono erette lungo sentieri e canaloni che intersecano l’asse viario principale. Si formano così nuovi nuclei abitativi intorno alla Cappella di Sant’Antuono, al termine di via Teilliti, in via Casa Varone, casa Coppola, casa Battimelli, casa d’Antuono, casa Attanasio, Buonconsiglio, casa D’Auria. Nel catasto Onciario della Città di Lettere della prima metà del 1700 compaiono nuovi toponimi inerenti al territorio di S. Antonio Abate che giustificano l’esistenza di agglomerati, come casa d’Aniello, casa La Monica, case Abagnale, case Cesarano, casa Ruggiero. Altre case esistono nelle località dette pontone, Cerchegnola, lo Fondo, Pagliarone, S.Paolo, case Galasso. All’inizio del 1800 viene edificata la Villa d’Ajello in località Sgrarrupa e quella del barone Santoro al termine di via casa Aniello. Durante tutto il secolo XIX si registra nella borgata un incremento demografico notevole, passando la popolazione da 1000 a 4000 abitanti. Tale aumento della popolazione determina uno sviluppo urbanistico significativo che salda i nuclei abitativi isolati, dando al villaggio di S. Antonio Abate compattezza e configurazione di un paese vero e proprio.
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